Presenza

da | Giu 4, 2019 | BLOG, CONVEGNO 12 OTTOBRE 2019

Da: F. SILLS, Essere e Divenire, Ed. Mudita, Milano 2018, p.351-357

Il nostro punto di partenza deve essere quello della presenza e dell’essere. L’intenzione primaria del terapeuta è quella di stabilirsi nel suo orientamento all’essere ed alla Sorgente, di entrare in uno stato di presenza e di orientarsi al cliente da questo fondamento. La presenza non è tanto un attributo di una specifica persona; è un’espressione universale dell’interconnessione e dell’“inter-essere”. Quando la presenza del terapeuta risuona con il cliente, non si tratta tanto della sua presenza, ma della presenza in sé. Il ruolo primario del terapeuta è quello di essere presente e di sostenere uno spazio di consapevolezza ed un campo relazionale limpido in cui il processo del cliente si possa dispiegare. Nel setting clinico la presenza non viene stabilita dal terapeuta mediante la sua pratica interiore o sviluppandola in sé, ma attraverso l’osservazione di ciò che la oscura. Il terapeuta impara a riposare nella verità del momento presente e si orienta al cliente da questa prospettiva. Il concetto dell’O, elaborato da Bion, quale verità ultima che informa lo spazio terapeutico potrebbe riferirsi a questo tipo di presenza (Bion, 1970).

In tutte le psicoterapie del profondo vi è un orientamento ideale al recupero di questo stato intrinseco di presenza o, in Pali, sati. La sua radice sanscrita, smrti, ha la connotazione del ricordare, del richiamare la realtà ultima. Nei discorsi Pali il Buddha usava il termine sati, abitualmente tradotto con consapevolezza [mindfulness], in molti modi diversi. Nel suo significato più ampio, sati è uno stato di presenza inclusiva, uno stato spazioso di risveglio ove una persona può sostenere nella consapevolezza la totalità di un processo emergente con tutti i suoi particolari.

Nella concezione buddhista ogni momento di coscienza, o viññana, è anche un momento di conoscenza. La conoscenza è un’espressione di citta, uno stato intrinsecamente radioso di senzienza e di essere, il cuore dello stato core. Nella consapevolezza della vita quotidiana questo stato è frequentemente oscurato, mascherato dai processi del nostro sé e dalle contingenze che incontriamo nella vita. Man mano che sati, o la presenza, si sviluppano, cresce anche la conoscenza quale stato più ampio e più profondo di consapevolezza e di essere. In questo stato di conoscenza, quando ci si orienta ai processi emergenti del sé attraverso la consapevolezza della tonalità affettive, delle intenzioni, delle idee, dei pensieri, delle forme del sé, delle tendenze ecc., il sé ed il suo emergere sono conosciuti quali processi contingenti anziché come me. Man mano che il terapeuta ed il cliente approfondiscono la loro capacità di essere presenti, scoprono che la consapevolezza è in sé e di per sé trasformante. Quando la luce della consapevolezza risplende su un processo emergente, interno o interpersonale che sia, il potenziale che possa emergere qualcosa al di là della sofferenza viene stimolato. È in questo stato che si può realizzare spontaneamente la possibilità del recupero della coerenza dell’essere e della riconnessione alla Sorgente. Tutto questo si dispiega nell’aura della presenza man mano che la qualità dell’ambiente di contenimento viene stabilita e percepita.

Interessere Mindfulness in Azione partecipa e sostiene questa iniziativa di formazione promossa da CMF – Counseling Mediazione Familiare. A giugno un workshop di due giorni sulla Mindfulness in Rel-Azione